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presenta

di Lorenzo De Feo - pubblicato su "InFonòpoli"
Quale palcoscenico migliore per un artista può essere se non la strada? Ebbene, sì! E’ in strada dove l’artista realmente mette alla prova il proprio talento proponendosi ad un pubblico “distratto” e di… “passaggio”. La vera arte sta anche nel catturare l’attenzione…
Piazza Navona, palcoscenico “naturale”, luogo in cui l’arte è la grande protagonista: ritrattisti; pittori; musicisti; giocolieri; clown; acrobati; “gioiellieri” di ogni età, estrazione sociale e nazionalità; tutti apparentemente inventati dal nulla ma nelle loro mani, oltre al talento, c’è una lunga preparazione e tanta voglia di esprimersi attraverso le loro capacità artistiche.
Tra i tanti, in questi giorni, spicca un personaggio con una 24h in mano, giacca e cravatta “al vento” (vedi foto) immobile con un sorriso stampato sulle labbra.
Abbiamo aspettato che si “scongelasse” per fare due chiacchiere con lui - in italiano misto al portoghese -: Marcelo Marquez è il suo nome, ha 27 anni e arriva dal Brasile quasi al confine con il Paraguay…
1- Com’è che ti trovi in Italia?
Sono venuto l’anno scorso per visitarla… mi è piaciuta e sono rimasto 7 mesi qui a Roma e poi ci sono ritornato per la gente: qui mi sento rispettato.
2- Siamo rimasti molto colpiti dalla tua esibizione: abbiamo notato una notevole “educazione del corpo” e una tecnica eccellente, qual è la tua preparazione per arrivare a tutto questo?
Io credo che sia solo allenamento perché faccio questo tutto il giorno da molto tempo; un po’ di palestra per esercitarmi… nulla di più! Mi viene naturale perché mi piace.
3- Quindi non hai frequentato una scuola di mimo o teatro?
L’ho fatto una volta a Madrid… ma non per tanto. Da piccolo facevo attività teatrale a scuola ma, ovviamente, non professionale…
4- Si pensava che tu avessi frequentato almeno una scuola di Mimo dove si insegna la tecnica di Etiènne Decroux o di Jacques Lecoq oppure una scuola circense…
No! Quello che so fare l’ho appreso per strada, osservando… (sorride)
5- E’ solo talento naturale il tuo!?
Credo di sì! (senza falsa modestia)
6- Perché hai scelto di interpretare questo tipo di personaggio?
Penso che un personaggio di tutti i giorni, dei nostri giorni, possa rappresentare a pieno lo stress della nostra società del lavoro: sempre di corsa!
7- Perché lo rappresenti felice e sorridente?
Non lo so… Sarà perché mi piace vederlo così! Poi, forse, fin da piccolo mi hanno detto che ho un bel sorriso ed è un buon modo per sfruttarlo. (ride)
8- Quale potrebbe essere la chiave di lettura che, secondo te, potrebbe avere la gente che rimane incantata a guardarti?
Nessuno può immaginare cosa pensa la gente. Le persone che si fermano a guardarmi hanno espressioni e reazioni diverse da ognuno di loro; è difficile catturare i loro pensieri e, di conseguenza, la loro interpretazione rispetto a quello che sto facendo.
9- A cosa pensi mentre sei immobile?
Penso a tante cose… Per esempio, prima, mi immaginavo in Brasile a dicembre che fa caldo ma per realizzare ciò devo lavorare per fare il biglietto! Ma soprattutto penso a concentrarmi per dare il meglio di me: fermo… immobile qualunque cosa accada!
10-Quindi d’inverno tornerai in Brasile?
Spero di sì! Non mi piace il freddo. Io sono come una formica: lavoro d’estate per stare tranquillo d’inverno!
11-Prima di Roma sei stato a Madrid?
Sì, sono sempre in giro… Prima ancora sono stato ad Amsterdam ma appena ha cominciato a fare freddo sono andato via per Madrid che non fa troppo freddo come qui a Roma. Io ho abitato ad Amsterdam ma era troppo freddo per i miei gusti ed era difficile lavorare per strada.
12-Dietro i tuoi occhiali scuri hai la possibilità di guardare negli occhi le persone senza che se ne accorgano; che idea ti fai di loro? Riesci ad immaginare la loro vita?
Non mi piace farmi un’idea sulla gente, preferisco che siano loro a raccontarsi di loro. Ti faccio un esempio: vengono da me per incontrarmi e sorridere un po’ perché la loro giornata è stata dura… Trasmetto loro un po’ di felicità o semplicemente un sorriso… grazie al mio sorriso. Tutto questo, se non te lo dicono, lo puoi scorgere attraverso il loro sguardo.
13-La strada per lavorare può essere una scelta?
Sì, certo! A me piace molto lavorare per strada… si ha contatto diretto con la gente: un contatto umano!
14-Tornando al tuo personaggio, potrebbe essere un invito a riflettere… fermarsi… catturare qualcosa che ci sta sfuggendo? Cosa c’è in realtà?
Credo che sia un po’ di tutto questo messo insieme… La gente ha bisogno di fermarsi e riflettere, fermarsi e catturare gli attimi. Ma io non vorrei darmi un “compito”: il mio personaggio è per me e per gli altri… a libera interpretazione.
15-Un tuo desiderio, un sogno e cosa vorresti fare da grande?
Vorrei continuare a lavorare per strada non mi interessa arrivare a fare qualcosa di più come televisione o teatro; mi piace e mi soddisfa, non lo lascio per il momento, anche quando arriva qualcuno dell’ambiente artistico che mi propone qualcosa di più come è successo qui a Roma. Sono conosciuto per il mio personaggio come il “ragazzo di Madrid” o “di Amsterdam” e questo mi basta… non cerco un “successo”. Ad Amsterdam c’è un festival per artisti di strada, l’anno scorso ho ricevuto un premio… come se fosse un “oscar” per artisti di strada: la più grande conquista che ho fatto ma non l’ho cercata… è stata solo un caso!
La sua sincera modestia e il suo grande spirito libero insegna, a sua insaputa, una filosofia di vita tutta sua che non sarebbe male farla anche un po’ nostra.
Marcelo, alla fine della nostra chiacchierata, prende una manciata di piccioli dalla cassettina di legno e: “Vi offro un caffè al bar?”. Mentre si sorseggiava il caffè, sempre con quel sorriso genuino sulle labbra, ha continuato a raccontarsi… Di storie da raccontare ne avrà ancora tante, grazie Marcelo!



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