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Una pozione di teatro: La Mandragola
di Lorenzo De Feo in collaborazione con Antonio Lupi
Peppe Barra ci accoglie con la sua proverbiale cordialità; prerogativa di tutti i personaggi di valore. Affabile e disponibile come sempre, libera le sedie dalle sue cose e ci fa accomodare…
Prima di tutto credo che sia doveroso cominciare da molto lontano: il rapporto con Concetta. Concetta che è nel cuore di tutti. Da quando ha fondato la compagnia Vittoria con le sue due sorelle: “Il trio Vittoria”…
Era un trio vocale, e dopo questo trio, mamma conobbe papà, che era pure attore e lavorava a Roma, si conobbero e nacqui io… Il rapporto con Concetta è inutile spiegarlo, perché parlarne significherebbe sminuire il rapporto che c’era. Diciamo che raccontiamo la nascita. Per cui dopo la nascita è chiaro che mamma è stata la mia prima maestra, complice, tra l’altro, perché papà non voleva che io intraprendessi la carriera d’artista di teatro. Ma comunque, il destino volle che io, da bambino, ebbi come insegnante una scrittrice Zietta Liù per cui iniziai a fare teatro con lei. Cominciai in teatro da bambino e fu in questa scuola che conobbi Roberto De Simone. Io ero piccolo, avevo 6/7 anni. Roberto era molto giovane, di vero talento, componeva musiche per i nostri spettacoli. Dopodichè lo rincontrai, mamma aveva già abbandonato le scene, per dedicarsi alla famiglia: tre figli, una volta grandi si separò da papà. Io già facevo teatro, il teatro sperimentale di Napoli con Gennaro Vitello, e là rincontrai Roberto De Simone, componeva per Gennaro le musiche per una Medea che stavamo mettendo in scena. Mi propose di fondare La Nuova Compagnia di Canto Popolare. Lui mi volle in questo gruppo pur non sapendo se io sapessi cantare o meno perché io avevo sempre fatto l’attore. Però, sapendo che mia madre era un’attrice-cantante che Roberto già conosceva, disse “non è possibile che tu non sai cantare…”, e mi fece il provino. Rimase sconvolto dalla mia estensione vocale: dal basso al tenore leggero, addirittura al contralto… Però questo tanti anni fa, ora il contralto l’ho perduto, mi sono rimaste le altre cose, ora non lo sono più. E fu così che fondammo La Nuova Compagnia di Canto Popolare, questo nel ’68. Poi, la storia si conosce: grande successo con La Nuova Compagnia di Canto Popolare grandi tour all’estero in tutto il mondo. Il trampolino di lancio fu Spoleto e poi tanti altri festival importanti. Dopo, io la lasciai ma continuai con Roberto De Simone. In seguito lasciai anche Roberto per dedicarmi completamente al teatro, con un teatro creato da me e da mamma, la compagnia si chiamava Peppe & Barra. Una meravigliosa esperienza grazie a questa compagnia: tantissimi premi, tantissime gratificazioni, tantissimi viaggi in giro per il mondo, tra l’altro abbiamo toccato la Cina, l’India l’America del Nord, l’America del Sud… Insomma, di meglio non potevamo chiedere…
Infatti non tutti sanno che Peppe Barra è uno dei pochi che rappresenta all’estero il teatro italiano. Perché?
Perché tanto non si sa mai niente… Diciamo che sono talmente importanti le cose che fanno in TV… Si rompe una gamba Mara Venier e nello stesso giorno muore un Premio Nobel, è chiaro che sui giornali si leggerà Si è rotta una gamba la povera Mara Venier e del povero cristo premio Nobel nessuno se ne importa. Non fa notizia…
Questo va a danneggiare la cultura…
Bisogna ancora danneggiarla la cultura? Non è danneggiata abbastanza?
Come definiresti il teatro oggi come oggi?
Ma oggi come oggi il teatro è come una bella cosa che sta affondando e bisogna salvarla, una perla che sta affondando. Bisogna tener conto che il teatro è una delle cose in Italia che - come tutta la cultura, chiaramente il teatro fa parte della cultura - è da salvaguardare, da proteggere perché altrimenti va tutto a rotoli. Il teatro, come tutte le cose belle, fondamentali: gli ideali, i lavori artigianali… anche a livello ecologico, sta tutto andando a rotoli, mica solamente la cultura! Si pensa sempre solo al potere e non si pensa che moriamo, non si pensa che stiamo morendo e non si pensa che comunque moriremo e la gente non si accorge, quelli del potere intendo, non sa che tra un giorno, due giorni, un anno, dieci anni anna murì, anna jetta o sange pure loro e non si accorgono di questo. Si continuano a fare errori, si continuano a fare danni in tutto: alla cultura, dallo spirito al corpo, danni a livello ambientale… e si continua a fare così.
Qual è la “cura” secondo te?
Dovrebbe essere una cura spirituale, bisognerebbe pensare che c’è una cosa fondamentale, tenere presente, quasi nessuno dei nostri governanti che corrono verso il potere non sanno che la cosa più bella, e che non morirà mai, è l’amore. L’amore non c’è più! L’amore per la cultura, per il teatro, per l’arte, non c’è per l’ambiente come ho detto prima. Quindi l’amore dovrebbe essere salvaguardato, prima di ogni cosa… Dovrebbe essere protetto. Proteggendo l’amore, proteggendo il cuore, diciamo anche solo dell’Italia, che sta veramente affondando e noi tutti non sappiamo come vivere. Con l’avvento dell’Euro si è accentuata tutta questa situazione. Il teatro in primis, sta andando a rotoli. Si sa bene che per noi attori, oggi come oggi, una diaria non serve a niente, l’attore non può vivere; se si da il minimo della diaria sindacale, sappiamo benissimo che i ristoranti e gli alberghi costano tanto, i mezzi di trasporto costano tanto. Non parlo di me che sono, diciamo, arrivato - mi reputo un saggio uomo maturo che parla - per me non ci sono problemi, perché io lavoro, perché io ho da vivere. Nel momento in cui andrò in pensione, non so mi metto a scrivere o mi metto, finalmente, in pace. Il vero problema è dei giovani, sono loro che contano, noi e chi come me, non ha di questi problemi, guardo solamente con grande dolore l’avvenire dei giovani che è veramente molto drammatico. Dicono che sia colpa dei giovani ma non è vero. Loro hanno voglia di andare avanti e imparare, hanno voglia di fare tutto, solo che non sono aiutati, non sono minimamente aiutati e nel teatro non sono aiutati dai vecchi attori che non alzano un dito per gli attori giovani, non aiutano pensano solo ai loro cazzi, già… proprio ai loro cazzi!
Perché secondo te?
Perché, non te lo so dire. Forse perché c’è un malessere in giro, un’invidia, un rancore una cattiveria che ti devo dire? questo è! Non so il perché. Perché la formica viene calpestata, e perché lo squalo mangia…? Perché è così! Forse è nella natura degli uomini essere squali. Forse perché si ha paura di perdere quello che abbiamo. Non lo so non te lo so dire. Più avanti andiamo e peggio diventiamo… Il perché non te lo so dire, non so il perché. C’è solo da chiedersi che si calmino le acque e cambino i cuori… Si vive meglio nello spirito; ed è ora che si cominci ad ascoltare; perché non ci ascoltiamo più. Nessuno ascolta solamente per il piacere di ascoltare… Mi dispiace di dover dire queste cose.
“Maestro, cinque minuti!” E’ il Direttore di Scena – Costantino Petrone - che ci interrompe annunciando i cinque minuti all’inizio dello spettacolo. Peppe Barra deve ancora prepararsi, ha tutto il tempo: non è di prima scena. Quindi, abbiamo il tempo per salutarlo e ringraziarlo; ringraziarlo, soprattutto per il suo “teatro” che ci regala e speriamo che continui a farlo ancora a lungo.
“La cosa più importante è avere abbastanza umiltà per lasciare che il tempo e gli incontri ci cambiano, raffinando la nostra capacità, la capacità di cercare.” Peppe Barra
Interprete magistrale di canzoni e tammurriate, di liriche teatrali e
poesie, Barra compone in un unico affresco sonoro, melodico e ritmato, gli
echi del passato e i moderni ritmi del Mediterraneo.
Conoscitore e attento ricercatore
della tradizione popolare, Peppe Barra si dimostra particolarmente abile
nella "fusione" fra i generi.
Nei suoi spettacoli il repertorio
spazia da Paisiello a Mozart, da Cimarosa a Peter Gabriel, da brani suoi a
Bocca di rosa a Barcarola. Una contaminazione tra passato e futuro, tra
opera buffa e canzone moderna, tra musica rock e musica barocca: un viaggio
musicale affascinante e senza confini che Barra racconta con un'ironia e un
sarcasmo tutto partenopeo.
Musicista, attore, cantante, cabarettista, Peppe Barra è senza dubbio il più
interessante artista contemporaneo che Napoli ha regalato alla scena
internazionale negli ultimi vent'anni.
Negli anni '70 è stato uno dei protagonisti indiscussi della
Gatta Cenerentola
, l'opera teatrale di Roberto De Simone, rappresentata con successo in tutto
il mondo.
Negli anni successivi, insieme alla Compagnia Peppe & Barra da lui fondata,
si è esibito regolarmente in tutta Europa, in America e persino a Pechino e
a Gerusalemme riscuotendo straordinari consensi.
Come riconoscimento alla sua attività di cantante e d'interprete di grande
caratura,
nel 1993 Barra ha ricevuto la prestigiosa targa
Luigi Tenco.
Nel dicembre del 2000 ha interpretato magistralmente il ruolo di Mister
Peachum ne' L' Opera da tre soldi
diretta da H.C. Gruber.





www.peppebarra.altervista.org
il sito ufficiale di Peppe Barra