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Loretta Goggi si racconta...

di Lorenzo De Feo - pubblicato su "InFonòpoli"

 

Loretta Goggi e Gianni Brezza arrivano puntualissimi al nostro appuntamento. Davanti ad un aperitivo, rigorosamente analcolico accompagnato da un po’ di arachidi e patatine, ci accomodiamo al tavolino nella saletta interna, in un bar della capitale, lontani dagli avventori occasionali per scambiarci due chiacchiere in tranquillità...

E’ Brezza che esordisce, riferendosi alla sua Loretta, con una affermazione...

“Il problema è che se lei fosse nata in America sarebbe un artista a tutto tondo... Qui il problema è perché canti, perché balli, perché reciti...?”

Loretta continua “E’ quasi un difetto per l’Italia... Per lo meno, all’inizio della mia carriera è stato così...”

Gianni si allontana dicendo “Vi lascio da soli”.

Con questo inizio salta tutta l’impostazione che avevo programmato per questo incontro. Cerco di riprendermi presentandomi e, con i miei appunti – numerosi fogli - tra le mani, le dico di non “spaventarsi” perché non vorrei fare una classica intervista ma una semplice chiacchierata. Le dico che mi occupo di teatro e di solito mi piace incontrare “gente del mestiere” e che non sono un giornalista. Lei, a questo punto si “rilassa” e aggiungo che potrei sembrare “imbranato” rivestendo un ruolo che non mi appartiene...

“Bene, meglio così! Vai, senza problemi. Non farti problemi! Ti crei dei problemi che dovrebbero porre altri tipi di persone qualche volta, no? Noi siamo avvicinati da tutti... Sono tutti giornalisti! Se tu pensi che qualcuno se lo inventa... Magari, avrà una banda cittadina a casa sua o una radio privata che non sa veramente da dove cominciare. Tu ti occupi di teatro, quindi hai delle ricchezze che dovrebbero metterti tranquillo. Parliamo quello che ti interessa di scrivere all’interno di questo incontro...”

          E’ lei che mi mette a mio agio. Comincio, per “rompere il ghiaccio” con una affermazione. Partiamo dai tuo primordi: molti credono che la tua carriera sia nata, nel ’68, con “La freccia nera”, invece no!

“Infatti! E’ nata molto tempo prima... da ragazzina. A livello di bagaglio di esperienza è stato molto importante, ma non mi saprei dare un voto per quello che ho fatto da ragazzina... Perché io sono entrata per caso in questo ambiente. Ho appreso il mestiere grazie a gente famosissima, allora erano tutti attori di teatro quelli che facevano televisione. Non esisteva gente che lavorava solo per la televisione. Quindi, ho imparato molto e il tutto comincia nel ’60 ufficialmente: il primo contratto!

         Infatti, facendo una ricerca – perché non volevo...

“...Trovarti impreparato!” (ride! La sua travolgente risata mi coinvolge)

         (riprendo) Ho saputo che tu hai vinto un concorso canoro all’età di nove anni. Il tutto, come dicevi prima, per caso...

“Sì, per caso, assolutamente per caso! Una gara di “mascherine”, figurati. La presentava Corrado... (sottolineando) Io miei “casi” sono stati tutti importanti. (riprende a raccontare il suo primo “per caso”) Corrado e Silvio Gigli che erano allora, sia per la radio sia per la televisione che cominciava a muoversi a livello di rivista, varietà. Quindi ho fatto questo concorso che ho vinto e Silvio Gigli che era il regista e l’organizzatore di questo concorso, mi ha offerto di cantare “Il cane di stoffa”, una canzone di Pino Donaggio, alla fiera di Levante a Bari. Questa manifestazione è stata ripresa dalla televisione... All’epoca erano degli eventi! Sono entrata cantando! Ma poi, la mia carriera, nel ’60, ha avuto una svolta sulla recitazione.

         (Ritorna Gianni Brezza al tavolo) Quello che più mi affascina è che la Goggi non ha mai fatto una scuola di recitazione.

“No!”

Brezza interviene “Meno male!” (Loretta ride)

         Visti i risultati, lo sostengo anch’io!

Loretta “La scuola omologa e impone dei metodi!”

         Per te è stato tutto così naturale! Hai “rubato” il mestiere, lavorando, dai più grandi del teatro da Paolo Stoppa ad Alberto Lupo...

“Anche le donne: la Capodaglio, la Elsa Merlini, La Sara Ferrati... Annamaria Guarnieri, Elena Zareschi. Io ho avuto degli insegnanti “pazzeschi”.

         Però il tuo vero amore è la musica...!

Brezza interrompe “Sono io!” (lei scoppia ridere e la seguo)

Gianni continua sulle risate “Anche me ha incontrato per caso!”

         Volete raccontare questo incontro?

“Con Gianni? Sì, perché no? Le versioni sono discordanti, prima dico la mia, poi lui ti dirà la sua (ride... Ogni volta che ride è travolgente) Fatto sta che da quando stiamo insieme siamo sempre discordanti... In linea di massima, sono quasi 25 anni di discussioni...”

         (a Loretta) Tu bilancia e lui?

“Scorpio! Scorpione. Non dovremmo andare d’accordo, ma come vedi... alla fine...

         Una coppia consolidata!

“Sì! Direi di sì! A parte che uno si augura che non debba finire mai, ma se dovesse finire abbiamo dato prova che c’erano delle basi toste... tostissime. Vere! Io credo che in una unione il fatto di dirsi sempre la verità, e se vogliamo anche crudeli, aiuta. Così nessuno ha sorprese; il “pugnaletto” nella schiena è difficile che ti arrivi. (riprende dopo un attimo di pausa a raccontare la sua versione) Va be’... Comunque, io dovevo fare un “Fantastico” e cercavo un partner, per i balletti che dovevano riproporre le più belle storie del cinema, che fosse credibile... una persona che avesse uno charme, il physique du rôle per fare da Anonimo veneziano al Dottor Zivago... e quindi, mi hanno detto che l’unico che poteva starmi accanto, come consiglio da altri professionisti, era Gianni Brezza; il quale, però non voleva più ballare e faceva il charter  in mezzo al mare e, quindi è stato complicato trovarlo... raggiungerlo... Lui, dopo, ti dirà perché ha detto “sì”. Comunque, ci ritroviamo sul set di questo “Fantastico”... Lui, odiosissimo, con l’aria un po’ sprezzante perché doveva far ballare una specie di handicappata... (indicandosi) ....con tutto il rispetto per gli handicappati, ma... comunque, ci siamo incontrati con lui che, quindi, aveva quest’aria supponente Guarda questa... un altro pezzo di legno che devo trasportare... Però, ha capito che io ero, prima di tutto, una persona molto vera... a parte l’artista che poteva piacere o non piacere... e che mi trovavo sul set prima di tutti; prima dei cameraman, dei tecnici... Lui pensava “Ma questa è matta! Lei è la vedette, dovrebbe arrivare per ultima... arriva per prima!”. Diciamo che mi ha preso sotto la sua ala protettrice... dice lui, ma io so che mi ha tirato dentro con una sorte di saggezza. Lui è un uomo tutto di un pezzo. Lui ti dice con fermezza “Questo, sì. Questo, no. Tutto il resto via: sono rami che non servono”. Spesso si parla per il gusto di parlare!”

         Questa è la tua versione. Invece, (a Gianni) la tua?

“La mia è diversa! Mentre lei ha favorito il mio ingresso in questa trasmissione che io non ci pensavo proprio... Io non volevo fare perché avevo saputo che dovevo far ballare la Goggi...

         Un cameriere lo interrompe per chiedergli di spostare la macchina. Loretta rimane sola ancora una volta. Continua...

Quindi, due personalità completamente diverse: gli opposti! Sai!? Bianco... nero...

         Forse è la conferma sulla legge della compensazione che è la formula vincente.     

 “Sì, è così! Io ho una mia teoria, però: c’è una parte conscia e una parte inconscia in ciascuno di noi. Ci sono donne che hanno la sensazione di voler comandare e di voler avere una persona dolce, non maschilista etc. etc., e poi si trovano nel momento del bisogno che non sanno a chi “appoggiarsi”. Io, siccome sono autosufficiente dall’età di dieci anni... ho sempre lavorato, guadagnato, gestito tutto questo, qualche volta ho proprio voglia di poggiare la testa e dire “Di questa cosa non voglio sapere nulla...” e posso farlo perché sai che hai una persona accanto a te e può decidere per il tuo bene. Ma devi anche sapere di aver bisogno anche di questo tipo di persone. Se tu pensi di aver bisogno di una persona civile, dolce, accomodante, che ti coccoli... Alcune donne hanno bisogno di questo.

         Stai parlando di un rapporto di complicità totale?

“Sì! Per questo dici: “Giù la maschera! Che cosa vuoi? Di cosa hai bisogno?”. Dittelo! Dittelo, prima... non fermarti a quello che ti sembra quali siano le tue necessità. Perché la vita ti mette davanti a tante di quelle situazioni per le quali puoi scoprire che il tuo bisogno è un altro.

Ritorna Brezza: “Dove eravamo rimasti?”

Loretta: “Alla tua versione... completamente diversa...”

Brezza: ”Allora, dicevo, mentre lei ha influito sulla mia assunzione per questo programma, io ero in mare mi hanno chiamato e chiesto “Chi devo far ballare? La Goggi? Per l’amor di dio, non ci penso proprio!

         Forse perché avevi sentito che Don Lurio?

(Loretta ride – Gianni continua) “L’unica cosa che non sa fare è ballare! Invece lei vuole ballare sempre... naturalmente è migliorata nel tempo. Un mio amico mi dice che anche se non vuoi più ballare... Però, sono quattro mesi... la pensione... non si sa mai... i contributi... la Rai versa tutto e accetto. Quando la vedo... adesso la vedi così ma prima non era così (Loretta ride), penso “Pazienza”. Puoi immaginare carino adesso pensa me trenta anni fa...

Loretta: “Che bel soggetto, eh?” (ride)

Gianni prosegue: ...lo capisci da te! Questa mi ha visto... aveva gli occhi fuori dalla testa...

Loretta interviene: “Questa è la versione dove comincia la parte discordante... Fagli la faccia!!!”

Lui continua: “...Quando mi ha visto di persona...”

Lei aggiunge: “...abbronzato... in canottiera...”

Lui: “...pantaloncino corto, venivo dal mare... Parliamo di trenta anni fa...”

         (a Loretta) Quanto si piace! (lei annuisce ridendo)

Brezza non da modo di replicare: “Un conto che me lo dico da solo... me lo hanno detto! Ho avuto anche dei riscontri nella vita!

Scusa se intervengo...

(Loretta mi guarda e dice): “Si piace... si piace... e piace!”

Gianni: “Fai benissimo a intervenire...”

Le voci si accavallano cercando ognuno di dire la propria...Il tutto molto informale e allegro. Brezza, continua:

“Fai benissimo... Quando uno dice è “presuntuoso”, quando uno “presume” ma non è. Quando uno ha delle valenza, dei riscontri... mi ripeto... trent’anni fa... pantaloncino corto, abbronzato, la coscia giusta del ballerino... canotta...

         E’ stata una provocazione da parte tua, scusami! Io difendo Loretta, a questo punto che colpa ha...

Loretta: “E’ stata colpa tua... non mia!”

Brezza non curate, prosegue divertendosi: “...L’ho vista così tenera... Sai che nello studio i ballerini pronti alle 14,30, magari arrivano prima per riscaldarsi un po’ per le prove... Io vedevo Loretta pronta e puntuale. Allora, un giorno l’ho chiamata da parte e le ho detto “Nessuno deve venire in ritardo, assolutamente, però se c’ una persona che può fare quei dieci minuti di ritardo è la vedette...”. Allora, l’ho presa un po’ sotto l’ala protettrice. E da quel momento è cominciato una sorta di...

Loretta lo interrompe: “Diciamo che non lui non è rimasto folgorato dalla mia bellezza...”

Gianni continua (mangiando le arachidi): “Allora...”

Loretta: “Ha ragione, però, insomma... era per giocare un po’ su questi racconti. Vedi, è una storia al contrario, no?”.

         (a Loretta) Diciamo che anche tu avevi altre armi...

Loretta: “Sicuro! Perché ce le ho!”

Gianni: “Certo! Era anche carina...

Loretta a Gianni: “Bontà tua! Comunque...”

         Lei è stata, e lo è tuttora, una delle donne più ambite e simpatiche...

Brezza (con ironia): “La simpatia dopo venticinque anni non basta! C’è dell’altro... Sarà anche simpatica, però...

         Come persona di teatro io vado al di là dell’aspetto fisico...

Gianni (simpaticamente): “Lorenzo, tu hai ragione, ma non stava con te!”

Loretta scoppia a ridere e aggiunge: “Comunque, voleva essere un complimento per me, come a dire, non è solo simpatica è intelligente... (a Gianni) Vero?” (ride)

         Come si è evoluto l’incontro, i miei appunti posso prenderli e buttarli...

Loretta mi invita a riprendere: “Ma no, guarda se c’è qualcosa, magari mi fai venire in mente delle cose... Abbiamo parlato dell’inizio della mia carriera...”

         (cercando di ripristinare un atteggiamento professionale) Abbiamo assodato che non hai iniziato con la “Freccia nera”...

Loretta e Gianni enumerano a turno come una sorta di “lista della spesa”. Loretta: “No, no... certo che no! (parte l’elenco accavallandosi) “Delitto e castigo”, “La tragedia americana”, “La cittadella”, “I miserabili”.... “Delitto e castigo”... l’ho detto? Ho lavorato con Vannucchi, Lina Morelli...”

         (Intervenendo perché la lista sarebbe stata lunghissima...) Sempre per caso ti sei trovata ad affiancare Pippo Baudo ne “La freccia d’oro” come conduttrice, metaforicamente, la freccia si chiamava Loretta e l’arco?

Loretta con la sua trascinante risata: “Carina!”

         Ti abbiamo vista anche al cinema... Era una voglia di proporti come artista completa?

Loretta: “Al cinema, comunque, è stata una parentesi: la “Zingara” con Bobby Solo. Ho lavorato con Morandi, Al Bano... Ma, in realtà, quando Baudo mi chiese di partecipare nel “La freccia d’oro” perché mi aveva visto fare la parodia della “Freccia nera” cantata, quindi io, scherzando avevo fatto l’imitazione di Patty Pravo e altre cantanti... Lui mi chiese, aapunto, di fare questa cosa come conduttrice, che poi alla fine sono stata poco più di valletta perché con Pippo le cooconduzioni non esistono, diciamolo! In quella trasmissione specialmente, ma a lui interessava perché finalmente facevo ridere. Come attrice, tutti i registi si fermavano un po’ al mio aspetto... adesso ho cinquant’anni..., però da ragazzina ero carina... capello lungo... biondo... La prima attrice giovane mai un carattere, mai una parte drammatica, una parte cattiva...

         Ti manca questo?

“Mi mancava a quei tempi! Ma quando ho scoperto che facevo ridere... “una boccata d’aria”! Ma io pensavo di fare una sortita occasionale nel campo dello spettacolo leggero non certo di rimanerci... Il successo è stato così grande delle imitazioni, delle canzoni che sono entrate in hit parade, i dischi d’oro...E forse, mi sono convinta che la mia strada era quella della televisione della rivista, del varietà. Non ho avuto questa certezza fino a che non sono arrivata a Sanremo che ho vinto, praticamente... A livello di vendite, Sanremo nell’81 con “Maledetta primavera”, non sono le siglette o le imitazioni, la gente ti vota, non compra i dischi perché sei simpatica. Li compra perché vede altro. Ancora oggi mi porto “Maledetta primavera” come la mia seconda carta d’identità. A qualcuno chiedono le impronte digitali io gli porto il disco... Quindi, dopo di quello mi sono resa conto che continuavo a proporre una Loretta come padrona di casa... Ma mi mancava qualche cosa... per esprimermi totalmente e col teatro, i musical, sinceramente, mi sento appagata. Ho trovato un palcoscenico per un artista come volevo io. Con “Hello Dolly” che va avanti da quattro anni di seguito per il teatro italiano è tantissimo. Non ripresa dopo vent’anni che il pubblico cambia e i bambini crescono... Quattro anni è difficilissimo che un musical vada avanti. E’ bello... perché fa piangere, fa ridere... è un modo, secondo, me di sentirsi realizzata come artista molto particolare.

         Mi hai preceduto: io volevo passare a parlare della Goggi come attrice di Musical. E’, secondo me, il ruolo che più ti si addice...

Gianni (interviene): “In questo momento! Per ora! Ogni tanto le scoprono qualcosa...”

         infatti, anche quando Loretta fa una “ospitata” in TV... è brutto chiamarla così...

Loretta e Brezza: “Si chiama così... è la realtà! Si definisce così.”

         (proseguo) ...si scopre sempre un aspetto nuovo!

Loretta: “Meglio!” (sorride)

         (continuo) Sei una sorpresa continua per il pubblico e per chi ti sta affianco come collega.

Loretta: “Probabilmente, col passare degli anni, tante le maturazioni... puoi nascere con un talento e potenzialmente bravo, ma l’esperienza fa tantissimo. Il palcoscenico, il teatro, aiutano all’artista anche in questo; ti fa scoprire quanto “pesi”. Veramente!

         Vorrei tornare indietro nel tempo: Alighiero Noschese, cosa ti ha lasciato, cosa ti ha insegnato?

“A livello di imitazioni... io facevo solo i personaggi che mi facevano ridere. Lui mi ha aperto la strada della tecnica che io non avevo. Io facevo quello che mi veniva, su “ordinazione” non sapevo neanche da parte cominciare. Per la verità, non è che mi abbia detto che per fare Lina Morelli devi fare così. Lui mi ha solo detto, ed aveva ragione, quando senti una voce che ti sembra gutturale, di testa, di naso... In realtà, le tue corde vocali devono trovare la strada per arrivare a quel risultato, non è detto che lo ottieni parlando... che so? Col naso... Quindi, devi cercare di industriarti con un registratore, lui mi ha anche detto questo, cosa che io ho fatto... a quei tempi non erano come quelli di oggi: la cinepresa sul cavalletto la facevo partire con un elastico... Quando tu assomigli ad un personaggio, senza trucco... è fatta! Il trucco aiuta. Fai tutti i tentativi che puoi con il registratorino fino a che senti che cominci a somigliare e se hai trovato la strada prosegui su quella. A quello io non c’ero arrivata perché ero istintiva nelle imitazioni. Oggi tutti imitano un Beppe Grillo ma fanno l’imitazione dell’imitazione... Allora non c’era e ti dovevi inventare tu un personaggio col l’attenzione di cogliere la personalità.

         Diciamo che sei stata la prima donna che “imitava”.

“Ci sono state in seguito però usufruendo dei delle basi delle artiste, quindi a livello mimico.”

         Hai mai pensato di scrivere qualcosa per il teatro?

“No! Mi sono cimentata nei testi per alcuni testi di canzoni. Mi piace... non so come dire? ...sono un correttore di bozze, diciamo. Non penso di essere in grado di scrivere... Forse non ci ho mai pensato più di tanto. Ci vorrebbero tante vite per fare tutto.”

         Da te, magari, ci si aspetta anche questo.

“Certo che abbiamo spunti, idee... ma a tutti e due manca la, forse, la voglia di mettersi a scrivere.”

Gianni: “Io nel mio piccolo e le nel suo immenso splendore, siamo stati degli “impiegati” sempre come scritturati. Io come ballerino, lei come artista arrivava il copione e se ti piace lo fai... Non avendo mai avuto il bisogno di “arrampicarci sugli specchi” la grinta nel “fare  per forza”.

L’irrequieto Gianni chiede il permesso di andare a prendersi un caffè. Rimaniamo, ancora una volta soli...

“Come vedi, noi siamo questi! Sono anni che dico che se non ci fosse stato lui io il teatro non lo avrei fatto. E’ lui che mi ha detto “smetti di fare la calzetta davanti alla televisione”. Tutte le volte che ho fatto teatro, con Proietti, con Dorelli “Bobbi sa tutto” a “Dolly” è perché lui mi ha detto che dovevo fare qualcosa per misurarmi con me stessa e vedere se quello che pensavo di me e quello che pensavo degli altri avesse una risposta, un riscontro; cioè, se non ti metti in discussione tu non ti puoi mettere di giudicare nessuno. Prima giudica te stessa. E solo dopo sulla base dei risultati puoi stabilire il valere degli altri, capito? Se non ci fosse stato lui, non lo avrei mai fatto. Se avessi dato retta ai miei genitori o ai miei discografici, la mia vita sarebbe stat a molto più semplice. Avrei fatto tutte le trasmissioni senza crescere mai. Più che altro senza dimostrare alla RAI, che considero una madre, che ero cresciuta e che vivo senza di lei benissimo. Oggi ci sono persone che se non fanno la televisione, non fanno niente altro... sono rovinati e sono costretti a fare l’ospite di professione perché non li chiamano più a fare trasmissioni loro. Per carità, non giudico, non è un problema. Io rispetto alla RAI o Mediaset, parlo in generale del mezzo televisivo, ho una mia autosufficienza, una mai autonomia. Grazie alle intuizioni di Gianni. E ti dirò che anche dire “No” devi dire perché “No”. In realtà, incontrando Gianni, il mio pensiero era di smettere perché ero abbastanza... sazia. La televisione sfrutta quello che già sei, io, almeno, ci sono cresciuta dentro... a me è servito molto. Ci sono cresciuta: ero una bambina e sono uscita cinquantenne. C’è gente che ha un successo enorme in dieci anni... dopo di ché... che fai? Ripeti te stesso finché dura? Ci vuole coraggio! Sembra una frase retorica “è più difficile di no che dire sì”. Pensa quanto risulta difficile dire “No” a un guadagno sicuro. I soldi non sono mai così tanti per dire “No, non me ne frego!”, credo! Io, sono anni che dico “No” ai soldi perché quando fai per anni una trasmissione fissa, quotidiana o settimanale che sia, di trentasei puntate praticamente diventi miliardario... milionario in euro. Prova a dire  di “No”! E’ un fatto di etica professionale. E’ inutile discuterne... Ho sempre altamente considerato il mio lavoro. Ho un grandissimo rispetto per quello che faccio. Alla fine, ti dico, sono contenta di come sono fatta... Ho altri difetti che magari vorrei cambiare, ma almeno sono qui a parlare del mio lavoro dopo quarantatre anni che lo faccio. Mi pare che è una bella cosa.”

         Sono contento di questo incontro e soprattutto come si è svolto. Avevo preparato delle domande con un certo criterio, seguendo una cronologia....

“Penso che in realtà lo abbiamo seguito un filo, per lo meno lo abbiamo creato durante la chiacchierata...”

         Ora mi viene da chiederti, la Goggi, di cosa ha bisogno?

“Artisticamente? Artisticamente io sono per il crescere di pari passo come persona più che come solo artista. Sono due cose che si mettono sotto braccio e non si perdono di vista. Io se mi fermo, non miglioro, non mi evolvo, come essere umano mi fermo anche come artista. A me piace, sul palcoscenico, trasmettere non solo le mie capacità interpretative ma un messaggio ancora più profondo, capisci? Di dare un senso a quello che dico, e dimostrare che ci può essere un valore anche in uno spettacolo che sembra non averne, nel senso che è puramente artistico. Mi piace andare al di là. E questo lo posso fare mettendo in quello che faccio una parte di me sempre più importante. Più io cresco come donna, come essere umano e più cresco come artista. Quello che mi chiedo è di continuare a crescere come donna e il resto viene da sé.”

         Cambiando discorso: se Renato Zero ti volesse coinvolgere nel mondo di Fonòpoli, come ti proporresti?

“Ecco, ora qui mi devo leggere tutto quello che Fonòpoli si propone di fare... di essere, naturalmente. Prima sembrava voleva essere uno spazio di cui lui aveva bisogno per accogliere dai grandi a piccoli eventi di qualsiasi tipo di arte...”

         Così sarà!

“Io avevo pensato che Renato avesse meno probabilità con l’Auditorium di trovare appoggio politico tra virgolette per continuare questa sua grande avventura. Io mi auguro, soltanto, di essere un artista che riesca a parlare al pubblico di Fonòpoli. Potrebbe essere un pubblico che già conosco o un pubblico nuovo e mettermi al servizio, comunque, di un’idea vincente. Non so come...Perché mettere limiti? Non ho idea! A parte il mio spettacolo, non si può mai sapere.”

         Per come ti poni sembri una possibilista.

“Certo! Può darsi che potrebbe servire solo una sensibilità da parte mia. Una attenzione verso alcune tematiche. Fare qualcosa anche di diverso dove il mio nome possa servire, ecco.”

         Concludiamo con una domanda paradossale: se una mattina ti svegli ed ti accorgi che tutto questo era un bel sogno, come inizierebbe la giornata, Loretta?

“Se tutta la mia esistenza fosse stata un sogno? Mi fa pensare che potrebbe capitarmi di riviverla realmente. Non perché il sogno mi abbia ispirato o aperto una strada che magari a livello inconscio non sapevo di avere, ma semplicemente perché è stato tutto così casuale nella mia vita che, tutto sommato, anche senza volermi impegnare a rivivere il sogno, potrebbe succedermi sul serio. Non per mia volontà o capacità, ma per le occasioni, gli incontri, gli stimoli mi sono capitati per caso. Sono stata scelta per quella cosa e io non sapevo se sapevo cantare o no. Parliamoci chiaro, io ho fatto tutto per caso. Oggi, qualcuno mi dice “Lei meriterebbe molto di più... Lei non ha avuto tanto, perché?... Io mi guardo allo specchio e mi dico che ho avuto tantissimo... e ho tanto. Se all’epoca, mi avessero detto che sarei diventata una delle artiste più famose d’Italia... più stimate... Io “Ma cosa stai dicendo?”. Dopo quarantatre anni sono qua a parlare con te di una cosa che io non mi sono mai immaginata. Io ho avuto tantissimo... Non ho fatto niente per averlo.”

         E ti senti, nonostante tutto, di continuare a dare?

“Sì! La mia missione non è, in questo momento, solo il lavoro! la cosa che mi preme di più è continuare ad avere una vita privata importante. Sono nel momento in cui nella mia professione mi godo solo il lato positivo, mentre quando tu insegui il successo o una meta da raggiungere, sei un po’ distratto e miri... prendi la mira... Il famoso arco di cui tu hai parlato prima. Oggi è molto importante quello che ho raggiunto nel privato non vorrei mettere a repentaglio per il lavoro. Quindi il mio lavoro è veramente un hobby... Un hobby piacevolissimo... Una vera passione!”

Ritorna Gianni Brezza, con un tempismo eccellente, e ci dirigiamo verso l’uscita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

immagini tratte da www.lorettagoggi.it

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